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2025-2026 LICEO CLASSICO STATALE “GIOACCHINO DA FIORE” - "Le installazioni della memoria" nel complesso archeologico industriale Aletti di Surdo
descrizione
Il complesso della Fabbrica Aletti di Rende, sorto nei primi decenni del Novecento, rappresenta una delle più significative testimonianze di archeologia industriale calabrese, espressione di un modello produttivo e insediativo fortemente integrato con il territorio e con la comunità locale.

Il villaggio venne realizzato per volere della “F.lli Aletti Laterizi Rende sdf”, società costituita il 3 marzo 1917 dalla famiglia di imprenditori varesini, rimanendo attiva fino al 1948. L’impianto di produzione era pensato con un sistema a vapore con canna da 30 metri, una motrice a cassette orizzontali a due cilindri annodati tipo Wolf dalla forza normale di 30 hp e massima di 40 ha, una caldaia cilindrica orizzontale a due bollitori sottostanti costruita per la pressione di 10 atm effettive, due pompe a vapore duplex dalla portata di 1500 litri d’acqua l’ora. L’opificio costituiva per l’epoca di realizzazione una profonda innovazione tecnica, un impianto potente e sostenibile, dotato di un “cuore pulsante” produttivo altamente performante.

Il rumore assordante della produzione fatto d’ingegno e operosità era garanzia di evoluzione, innovazione e progresso. Esso documenta una fase cruciale della storia economica e sociale del territorio rendese, in cui l’attività industriale coesisteva in modo organico nel paesaggio e nella vita quotidiana delle maestranze. Il villaggio produttivo inserito nel paesaggio rurale del territorio rendese, selvaggio e forte, in un’area compresa tra le serre paolane e la pianura della Valle del Crati, in prossimità del torrente Surdo, garantiva un connubio perfetto tra produzione industriale e ambiente.

La fabbrica, costruita in muratura faccia a vista con raffinati elementi decorativi e soluzioni costruttive di pregio, era affiancata da un villaggio operaio ispirato ai principi della cosiddetta “casa di campagna urbana”. Tale assetto configurava un raro esempio di paesaggio industriale storico, in cui produzione, abitare e ambiente naturale convivevano in un equilibrio funzionale e sociale oggi fragile, ma ancora chiaramente leggibile nelle strutture e nell’impianto complessivo del sito.

Attualmente il complesso versa in uno stato di abbandono e diffuso degrado, condizione che rende urgente un’azione di conoscenza, tutela e valorizzazione, soprattutto sul piano educativo, culturale e civico. Il villaggio industriale, oggi privo di vita, ha un aspetto quasi spettrale che contrasta con i prodotti – mattoni, embrici, coppi – rimasti invenduti sul piazzale di carico, testimoni e custodi di un’arte produttiva a metà tra l’artigianato e l’industria che da lì a poco avrebbe cambiato il ritmo di costruzione degli immobili. Questi laterizi paradossalmente rappresentano un valore universale, una installazione artistica custode della memoria dove il tempo si è fermato, sospeso nella “bellezza della lentezza” nell’opportunità di far rivivere una storia senza tempo, celata dal progresso della globalizzazione che non lascia spazio alla riflessione di ciò che siamo stati. La scelta di adottare la Fabbrica Aletti nasce dalla volontà di restituire visibilità e dignità a un luogo emblematico della memoria del lavoro, dell’identità sociale e della storia economica del territorio rendese, promuovendo negli studenti una riflessione consapevole sul valore del patrimonio industriale come bene culturale e paesaggistico, nonché sulla responsabilità collettiva nella sua salvaguardia e trasmissione alle generazioni future.

Video
Docente referente
Vocaturo Mino
Monumento Adottato
"Le installazioni della memoria" nel complesso archeologico industriale Aletti di Surdo
Dettagli scuola
TipologiaScuole superiori
RegioneCalabria
ComuneRENDE (CS)
No data

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